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281. Roma al tempo del Fascismo
di Carlo Corridoni---22-02-2025 | |
Il contributo di Lucia Mastrofrancesco, giorni fà, mi ha risvegliato i fremiti per Roma mia, che meno mia, però, ormài proprio non si può più. Dato che non può essere più mia che delle centinaia di migliaia di miei concittadini e, peggio assai, dei milioni di turisti che annualmente se la vengono a godere nella pratica di un prometeico 'mordi e fuggi' collettivo. Ma Roma è così da millenni e resiste sia agli immani insulti vandalici sia agli infinitesimi mozzichi e bocconi di cui gli estimatori di oggi la gratificano. Sicché, visto che devo condividere Roma mia anche con Ernesto Galli Della Loggia, risolvo che sia moolto più realistico (e conveniente) assumere che sia io di Roma piuttosto che continuare ad illudermi dell'opposto, platonicamente espresso in quel nostalgico 'Roma mia' (che propio mia nun se' stata mai)! E allora, se io sono di Roma, sono pure di quella Roma che non mi piace e che - da questo punto di vista - non sarebbe mai 'mia'! Sono della Roma che è stata creata innaturalmente, peggio che artificialmente, sia per la speculazione politica sia per l'avidità economica dei pochi e dei troppi che ne hanno avute le opportunità. C'è da dire, quindi, che, accanto - e, spesso, all'interno - delle stesse nefandezze evidenti delle condizioni sociali indotte dalla concezione urbanistica del Regime, talune realizzazioni del ventennio, sul piano estetico e razionale, sono e resteranno delle vere e proprie perle nel nostro travagliato tessuto cittadino. Da quel brutto palazzo coi buchi (il metafisico Colosseo quadrato) al complesso del Foro Italico, agli edifici dell'Urbs Studium, ai palazzi delle Poste, da Piazza Mazzini a Porta San Paolo a Piazza Bologna, c'è una visione monumentale ed insieme urbanistica del servizio che esprime grandiosamente le prospettive della condizione di vita nella città moderna. Senza trascurare le patenti contraddizioni fra la razionalità delle costruzioni con il progetto di una fruizione popolare delle medesime. Altro che le cipicciaggini dei palazzinari, successivamente intervenute a violentare i Piani Regolatori della recuperata età democratica. Un discorso nuovo andrà impostato per la Roma di oggi, sia all'interno sia fuori del Grande Raccordo Anulare e dell'Anello Ferroviario, interfacciati con la Rete Metropolitana. A questo proposito, mi parrebbe opportuno continuare a parlarne fra noi e, anzi, proficuo, successivamente, intavolare un confronto con esperti dei diversi aspetti connessi. Memorabile quello che già coinvòlse, qualche anno fa, una Persona del livello umano ed esperienziale di Walter Tocci. 4C | |