![]() |
A coloro che vengono dal Pci. L'insostenibile doppiezza dell'essere
di Piero Fortini---29-01-2025 | |
Anche in Occidente grande è il riverbero della Rivoluzione del '17. la guerra spinge molti a pensare prossimo il crollo del capitalismo, che apparirà ancora più probabile con la Grande crisi degli anni '30. Si fa più concreta la speranza che si possa creare uno Stato socialista, così come inverato in Russia. 'Fare come in Russia' diventa il sentimento alla base dei partiti comunisti che si creano nel dopoguerra in vari Paesi d'Europa. Coesi, temprati nell'acciaio, formati da missionari della Rivoluzione. Si stabilizzeranno soprattutto nei Paesi latini europei, mentre saranno marginali per presto scomparire negli USA e in centro e nord Europa. Un'altra testimonianza, oltre alla stessa Russia, della tendenza del comunismo a diffondersi in situazioni 'arretrate', mentre dove è egemone una borghesia evoluta, in uno Stato e una economia evoluti, non attecchisce. Consenso e processi emulativi sullo Stato comunista realizzato investono anche parte notevole del mondo socialista, diviso negli anni '20 tra chi intraprendeva una strada riformista, che risulterà fertile e produttiva in Europa nei decenni seguenti e chi, invece, si sentiva figlio del marxismo e cugino se non fratello della Rivoluzione. Nella famiglia comunista, il PCI sarà, superata la guida di Bordiga, il figlio più anomalo, iniziando soprattutto con Gramsci una originale riflessione che cerca di contemperare il leninismo con la complessità delle culture e realtà sociali italiane. Qui sta la radice della peculiarità del PCI, partito rivoluzionario che guarda all'URSS e all'Internazionale Comunista come faro, ma al contempo legge la storia e la società italiana nelle loro molteplici componenti. Sarà così possibile porre la pietra miliare della Svolta di Salerno nel '43: creare un Governo unitario, rinviando al dopoguerra la scelta Monarchia-Repubblica. Risulterà la scelta decisiva per poter dispiegare al meglio la lotta per la riconquista della democrazia e per poi promuovere il togliattiano 'il partito nuovo', studiato da Fanfani nei '50 per innovare l'organizzazione e il modo di essere della DC. Sarà possibile lanciare l'alleanza coi ceti medi nei secondi '50. Sarà possibile esercitare una positiva funzione di governo locale, con una leva di amministratori legati ai bisogni dei più deboli e alle realtà produttive e sociali dei territori. Ma peserà molto, troppo, anche il legame con l'URSS, l'altro corno della doppiezza del PCI. E mancherà gli appuntamenti storici che sono alla base della rinascita e modernizzazione dell'Italia: l'alleanza con gli USA; il Piano Marshall; la fondazione del primo nucleo di quella che diverrà l'Unione Europea; lo SME, primo abbozzo dell'unione monetaria. Appuntamenti invece voluti e intrapresi da De Gasperi, conquistando sul campo una reale egemonia della DC per i 40 anni successivi. Affermando anche un originale partito interclassista, interlocutore di imprenditori, lavoratori autonomi e dipendenti, dirigenti e impiegati pubblici, contadini e braccianti, e attraverso organizzazioni cattoliche collaterali, interlocutori degli ultimi e dei più deboli. Un vero e proprio Partito della Nazione, che il PCI ha sbagliato a relegare sul versante conservatore. D'altro canto, la non piena e univoca adesione del PCI alla società aperta di mercato e alla sua complessità plurale, porrà il PCI sul piano rivendicazionistico di parziali aggiustamenti sociali e difesa di una parte anzichè sul piano di una vera e propria progettazione generale dello sviluppo del Paese. E anche sui diritti civili e le nuove istanze ecologiste sarà più a rimorchio di altri che primo promotore. Anche sul piano internazionale non perverrà ad una lettura tempestiva e compiuta del fallimento del socialismo reale. Ungheria '56 e Praga '68 non porteranno a nessuna rottura e al Congresso '72 Berlinguer presenterà l'URSS ancora come esempio positivo alternativo al capitalismo e la transizione ad una società socialista resterà l'obiettivo. La stessa formulazione sulla 'fine della spinta propulsiva della Rivoluzione d'ottobre', affermata dopo l'auotogolpe in Polonia nell''81, pur segnando una forte discontinuità nel rapporto col socialismo reale, era lacunosa perchè presupponeva che quella spinta propulsiva prima ci fosse stata. In conclusione, la doppiezza convissuta nel Pci tra una innovativa elaborazione della storia e delle culture occidentali e il continuismo di una elaborazione che restava nell'alveo del comunismo realizzato ha avuto come risultante una mera giustapposizione tra le due visioni culturali, senza mai trovare una proficua risoluzione. Per tali ragioni il maggiore spazio autonomia politica internazionale si è definito nella insufficiente e irrealistica formula dell'Eurocomunismo. E si sono trovate difficoltà nel ridurre le distanze con l'area socialista europea e italiana. Per questo, innanzitutto, vedo cause endogene nello stesso PCI per la sua mancata investitura come forza di governo nazionale. Cosa che si è riverberata anche dopo l'89 su dirigenti provenienti da quella parte e cultura politica, che mai hanno vinto un'elezione, come è accaduto ad Occhetto nel '94, Veltroni nel 2008, Bersani nel 2013. Si potrebbe sintetizzare quanto detto finora nella formula che il PCI si è reso protagonista di una grande e niente affatto scontata 'rivoluzione passiva', che ha ancorato progressivamente milioni di persone alla democrazia, ha migliorato condizioni di vita e di lavoro, contribuito a misure di Welfare, di civilizzazione e di autonomia e dignità personale. Ma non ha realizzato la 'rivoluzione attiva' di portare a pieno compimento la sua evoluzione culturale, a tal punto da farlo percepire come credibile e affidabile forza di governo nazionale, in quanto latore di un compiuto, moderno progetto di sviluppo e progresso di una società aperta. | |