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A coloro che vengono dal Pci. Parte prima. Il fallimento della Rivoluzione d'Ottobre
di Piero Fortini---23-01-2025 | |
Vorrei riproporre in questa sede tre riflessioni compiute 4 anni fa in occasione del centenario della fondazione del Partito comunista d'Italia, sperando di essere ulteriore stimolo alle discussioni in corso. Cento anni fa si trasferiva anche in Italia il sogno nato con la Rivoluzione del 1917. Dopo un secolo esiste il materiale storico per parlarne con cognizione di causa. A proposito delle risultanze della Rivoluzione di Ottobre, sia laddove si è realizzata sia sulle sue potenziali irradiazioni mondiali, la mia conclusione è quella di un sostanziale fallimento. La rivoluzione d'ottobre si è fondata su una serie di miti: la realizzazione di una società alternativa al capitalismo; la costruzione dell'uomo nuovo; i successi dell'industrializzazione forzata (mentre l'occidente era afflitto dalla crisi del '29); l'URSS baluardo antinazista; l'URSS riferimento per il Terzo Mondo e i diseredati della terra. Tali miti nel corso della storia si sono tutti rivelati fallaci. Nel XX° Congresso del 1956 è lo stesso capo dell'URSS a denunciare la parte nascosta del regime, i 2 mln di persone giustiziate o deportate, la liquidazione anche fisica di tutti gli artefici del '17, tranne uno. Libertà e giustizia rivoltate nel loro contrario. I 'successi' economici hanno portato all'implosione dell'URSS nell'89 anche per l'arretratezza tecnologica e nella produzione di beni di consumo. fino ad arrivare all'oggi, in cui la grande Russia ha un PIL simile alla piccola Italia, mentre nella sedicente patria dell'egualitarismo e della giustizia sociale si erano creati grandi privilegi per pochi e uguaglianza di povertà relativa per molti. Il baluardo antinazista si erge come estrema urgenza nazionale dopo l'invasione nazista del '41, ma due anni prima, mentre Hitler invadeva la Polonia, Stalin faceva con lui un patto di non aggressione e di spartizione delle nazioni occupate nell'Est Europa. La dittatura di un partito e la rigida pianificazione centralizzata generarono un enorme apparato burocratico , causa di conformismo e omologazione che spegnevano ogni dinamismo sociale e individuale e creavano un'economia zoppa, ipertrofica nell'industria pesante e militare e gracile nei beni di consumo della vita quotidiana e nelle innovazioni tecnologiche. Il riscatto del Terzo mondo si è realizzato attraverso percorsi del tutto diversi, mentre Cuba e la Corea del Nord sono tra le nazioni più arretrate nel produrre ricchezza e qualità sociale. Resta la Cina e non è poca cosa. Ma essa stessa è uscita da una condizione di povertà solo dopo riforme economiche che hanno dato vita ad una sorta di capitalismo di stato. Resta da vedere quanto il nuovo dinamismo e pluralismo economico e sociale resteranno compatibili col governo di un solo partito. In URSS questo equilibrio precario è saltato e l'esperimento Gorbaciov ha dimostrato che quel regime era irriformabile. La democrazia autoritaria di Putin fa permanere la Russia in regime di povertà relativa e debolezza economica, interfaccia di un regime autoritario. Dopo 104 anni dalla Rivoluzione russa permane ancora una autocrazia. Guardata da qui la Rivoluzione sembra proprio essere stata un enorme abbaglio. E guardata nei riverberi avuti nelle società occidentali? | |