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Circe
di Roberto Vecchioni
Né fiori di mille anime, né
variar di cielo o versi
che fanno eco il giorno e la notte,
nulla, nemmeno Zeus che m'inonda
di frutti e d'acque dolci del loto,
niente, straniero, mi smuove
da questo immobile destino,
non vedere, fiutare, sentire
palpitare al tocco, tremare al canto,
era il tuo sudore che volevo
addosso, l'ansimare da cane
sulle orecchie da sempre inerti
ora scosse; impazzivo ai fulmini
dei tuoi messaggi al ventre, come la barca
legata al palo libera s'agita
ai colpi del rematore. Questo,
solo questo volevo, un universo
imprendibile, inesistente nell'inganno
dei colori. E solo te, isole,
fiumi, mari, carne di verità,
non segni di scipìta bellezza: te
ora per sempre uomo,
a danzare amore nello splendore
di questo deserto. Cieco, muto,
mascherato deserto.
Note
Ulisse comprese l'essenza della Donna. Roberto Vecchioni comprese Ulisse. Tu comprendesti Roberto Vecchioni. Ecco come tu comprendesti l'essenza della Donna.
Si vede bene come il sillogismo sia vano e come questo comprendere non rispetti alcuna transitività.
Ma su queste cose non si gioca: per tutte le fasi di una vita e per tutte le vite possibili
 

 

Questi versi di Roberto Vecchioni sono stati inseriti da Carlo Corridoni il 25-07-2026