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Uomo del mio tempo
di Salvatore Quasimodo
Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte, t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora, come sempre, come uccisero i padri, come uccisero gli animali che ti videro per la prima volta. E questo sangue odora come nel giorno Quando il fratello disse all’altro fratello: «Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace, è giunta fino a te, dentro la tua giornata. Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue Salite dalla terra, dimenticate i padri: le loro tombe affondano nella cenere, gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore. | |
Note |
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Salvatore Quasimodo (Modica, 20/8/1901 - Napoli, 14/6/1968), esponente di rilievo dell'Ermetismo e premio Nobel per la letteratura nel 1959. Versi scritti nel 1947 in 'Giorno dopo giorno', che non hanno bisogno di sottolineature. Si potrebbe correggere il titolo: 'Uomo dei nostri tempi'. | |
| Questi versi di Salvatore Quasimodo sono stati inseriti da Raffaella Grasso il 07-03-2026 | |