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Il vestito di Arlecchino
di Gianni Rodari
Per fare un vestito ad Arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un’altra Pulcinella,
una Gianduja, una Brighella.
Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio
e Stenterello, largo di mano,
qualche macchia di vino toscano.
Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.
Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone:
“Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene il mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l’altro bolletta”.

Note
Domani, martedì grasso, si conclude il periodo di Carnevale.
Arlecchino, con il suo celebre abito a losanghe ricco di colore, è la maschera povera per eccellenza. Infatti, secondo la tradizione il suo vestito era in origine bianco ma diventò progressivamente multicolore per i numerosi rattoppi che Arlecchino cuciva sopra. Secondo un’altra versione, meno diffusa, il vestito sarebbe frutto di un gesto di generosità collettiva, da parte di varie famiglie che avrebbero donato ciascuna un ritaglio di stoffa per permettere ad Arlecchino di partecipare al Carnevale.
Al centro dei versi di Rodari, che esprime come sempre un messaggio profondo con la leggerezza delle sue filastrocche, c’è proprio il messaggio della solidarietà e della condivisione: ogni personaggio(anche il più avaro, Pantalone)contribuisce con ciò che possiede ad aiutare Arlecchino e perfino l’imprevisto del vestito cucito troppo stretto da Colombina trova una soluzione con l’ironia del dottor Balanzone.
 

 

Questi versi di Gianni Rodari sono stati inseriti da Daniela Solarino il 16-02-2026