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Vigilia
di Daniela Solarino
Nel cielo patinato d’inverno,
la città scintillante di luci
ascolta i passi di tante vite.
Tra le gocce di pioggia sottile
stilla il pianto di pene nascoste,
riga la notte di rivoli freddi
la voce raggelata di chi è solo.

Offre la sua presenza come dono
la verità di un umile presepe.
Varca la nebbia di focolari spenti,
accoglie dolcemente alla sua grotta
assieme a fervide armonie di cori
accordi muti e dolenti di preghiere.

Note
Questi versi fanno parte della mia prima raccolta (Chiaroscuro, 2008) ma a distanza di anni sento sempre attuale il motivo ispiratore: il contrasto tra l’atmosfera esteriore del Natale, scintillante di luci e festosità, e le tante situazioni di povertà materiale e morale. Ad incontrare queste solitudini ecco il presepe, segno della venuta di Gesù come dono di amore per tutti. Lì trova accoglienza la fervida devozione di chi è nella gioia e l’invocazione muta di chi soffre.