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Sirena
di Giorgio Caproni
La mia città dagli amori in salita,
Genova mia di mare tutta scale
e, su dal porto, risucchi di vita
viva fino a raggiungere il crinale
di lamiera dei tetti, ora con quale
spinta nel petto, qui dove è finita
in piombo ogni parola, iodio e sale
rivibra sulla punta delle dita
che sui tasti mi dolgono?... Oh il carbone
a Di Negro celeste! Oh la sirena
marittima, la notte quando appena
l’occhio s’è chiuso, e nel cuore la pena
del futuro s’è aperta col bandone
scosso di soprassalto da un portone.
Note
Una premessa personale: il trasferimento in Liguria, dopo mesi e mesi di laborioso e faticoso assestamento pratico ed emotivo, ha risvegliato in me i riferimenti culturali della mia terra d’origine, che avevo creduto accantonati ed ormai silenti dopo i generosi cinquant’anni vissuti a Roma.
Constato ogni giorno la bella fatica degli amori in salita e delle scale… E anche sui miei tasti – vi anticipo con piacere – si stanno aggrumando parole che formeranno il contenuto del mio prossimo libro d’autunno.

Si è scritto che il sonetto di Caprioni sia un’allegoria della vita umana, vista come inesorabile viaggio verso la fine o, come io spero, un fine ultimo.
Colpisce come il Poeta abbia voluto e saputo rappresentare gli effetti di un senso così difficile da esprimere come l’udito. Arrivano dritti a noi: i passi sulle scale, i traffici del porto, la lamiera dei tetti, il battere sulla tastiera della macchina per scrivere, il suono della sirena di una nave, la pena del cuore che si slabbra, il rumore di un portone che si chiude.

Giorgio Caproni: 1912 - 1990. 'Sirena' è databile: 1952.
 

 

Questi versi di Giorgio Caproni sono stati inseriti da Raffaella Grasso il 29-03-2025